| SINDROMI
DI AMPLIFICAZIONE DEL DOLORE
1)
Sinonimi di Sindrome Fibromialgica
La fibromialgia appartiene al gruppo delle “sindromi idiopatiche
da amplificazione del dolore muscoloscheletrico”.
Che
cos’è?
La fibromialgia è una malattia caratterizzata da dolore
muscoloscheletrico duraturo diffuso, aree tumefatte dei tessuti
molli (muscoli e tendini) e grave affaticamento.
Quanto
è comune?
La fibromialgia si verifica principalmente negli adulti, nei bambini
è rara ed appare soprattutto in età adolescenziale.
Colpisce più le femmine dei maschi. I bambini con questa
malattia mostrano caratteristiche simili a quelli colpiti da sindrome
dolorosa idiopatica muscoloscheletrica localizzata.
Quali
sono le caratteristiche della malattia?
Il paziente lamenta dolore muscolosheletrico diffuso. La gravità
del dolore è soggettiva. Il dolore coinvolge in modo simmetrico
tutte le parti del corpo, arti superiori ed inferiori. Il sonno
risulta disturbato ed insufficiente e al mattino i pazienti hanno
la sensazione di svegliarsi da un sonno per nulla ristoratore.
Un altro disturbo importante è il grave affaticamento associato
alla diminuzione delle capacità fisiche. I pazienti affetti
da questa malattia hanno spesso disturbi generali come mal di
testa, senso di gonfiore agli arti (non presente), intorpidimento.
Questi sintomi causano ansietà, depressione e frequenti
assenze scolastiche.
Come
viene diagnosticata?
La diagnosi viene fatta sulla base della presenza di dolore generalizzato
in 4 aree del corpo per più di tre mesi insieme al dolore
presente in 11 su 18 punti di amplificazione del dolore (tender
points) riscontrati durante l’esame clinico.
Questi sono valutabili clinicamente attraverso la pressione del
pollice che è affidabile quanto un “dolorimetro”,
uno speciale strumento che misura il dolore.
Come
si cura?
Un aspetto importante è diminuire l’ansietà
prodotta dalla malattia spiegando al paziente ed alla famiglia
che sebbene il dolore sia grave e reale non vi sono né
danni alle articolazioni né gravi malattie fisiche.
La terapia si basa su un approccio interdisciplinare (specialisti
in diversi campi) e si basa su tre aspetti.
L’aspetto più importante è l’inizio
di un programma progressivo di attività fisica, la migliore
delle quali è il nuoto. Il secondo è iniziare una
terapia cognitivo comportamentale individuale o di gruppo.
Infine alcuni pazienti possono aver bisogno di una terapia farmacologia
per normalizzare il sonno. Può essere utile usare cuscini
speciali per sorreggere il collo durante il sonno.
Prognosi.
Non è facile guarire dalla malattia, sono richiesti grossi
sforzi da parte del paziente ed è essenziale il supporto
della famiglia. Generalmente l’esito è migliore nei
bambini rispetto agli adulti, la guarigione è completa
nella maggior parte dei casi. L’aspetto più importante
per una buona guarigione è attenersi scrupolosamente ad
un programma di esercizio fisico.
2) Sindrome dolorosa idiopatica muscoloscheletrica localizzata
Sinonimi
Distrofia simpatica reflessa, sindrome di amplificazione del dolore
regionale complessa.
Che
cos’è?
Si tratta di un dolore estremamente forte agli arti dalle cause
sconosciute, associato frequentemente a mutamenti cutanei.
Quanto
è comune?
Non vi sono dati precisi sulla sua frequenza, comunque si sa che
è più comune tra gli adolescenti (età media
all’esordio intorno ai 12 anni) e nelle ragazze.
Quali
sono i sintomi principali?
Di solito si riscontra una persistenza di un grave dolore agli
arti che non risponde a diverse terapie e che aumenta col tempo.
Spesso il dolore porta all’impossibilità di utilizzare
l’arto colpito.
Stimoli che risultano indolori ai più come ad esempio una
lieve pressione, possono risultare estremamente dolorose a questi
pazienti, tale sintomo è chiamato allodinia.
La combinazione di questi sintomi rende difficoltosa la vita di
tutti i giorni, i bambini malati perdono molti giorni di scuola.
Un sottogruppo di pazienti sviluppa col tempo variazioni nel colore
della pelle (a strie pallide o violacee) della temperatura corporea
(di solito si abbassa) o della sudorazione. A volte il bambino
mantiene l’arto in una posizione inusuale rifiutando qualsiasi
movimento.
Come
viene diagnosticata?
Fino a pochi anni fa, queste sindromi venivano chiamate con nomi
diversi. La tendenza attuale è quella di inserirle nello
stesso gruppo, quello delle sindromi di amplificazione del dolore
muscoloscheletrico localizzato, considerando che sono accomunate
dall’origine sconosciuta ed dall’identica terapia.
Per formulare la diagnosi di malattia vengono utilizzati certi
criteri. La diagnosi è clinica, basata sulle caratteristiche
del dolore (grave, prolungato, che limita le attività,
che non risponde alla terapia, presenza di allodinia) e sull’
esame clinico.
La diagnosi si basa sull’esclusione di altre possibili cause
di dolore, la maggior parte delle quali, il più delle volte,
è già stata esclusa prima che il paziente venga
visitato da un reumatologo. Gli esami di laboratorio risultano
normali.
Terapia
L’approccio migliore è iniziare un programma di fisioterapia
sotto la supervisione del medico e del fisioterapista, con o senza
psicoterapia.
Il trattamento è difficoltoso ed impegnativo per il paziente,
la famiglia e l’equipe medica. L’intervento psicologico
è di solito necessario perché la malattia produce
un forte stress.
Sono state proposte diverse terapie, da sole o combinate (antidepressivi,
biofeedback, elettrostimolazione transcutanea, modificazioni comportamentali),
senza nessun risultato definitivo.
Prognosi
Questa malattia presenta una prognosi migliore nei bambini che
negli adulti. Quasi tutti i bambini guariscono.
Vita
quotidiana.
I bambini devono essere incoraggiati a mantenere un normale livello
di attività. E’ importante che frequentino regolarmente
le attività scolastiche e che socializzino con i coetanei.
3)
Eritromelalgia
Conosciuta anche come Eritermalgia, questa malattia prende il
nome da 3 parole greche che si spiegano da sole: erythros - rosso,
melos - arti e algos – dolore. E’ estremamente rara,
sebbene possa ripresentarsi in diverse generazioni di una stessa
famiglia. La malattia si presenta intorno ai 10 anni d’età
ed è più frequente tra le bambine.
Questa malattia è caratterizzata da una sensazione di bruciore
prevalentemente localizzato ai piedi che diventano gonfi caldi
e rossi, più raramente alle mani.
I sintomi peggiorano dopo l’esposizione al calore e vengono
attenuati raffreddando le estremità al punto che alcuni
bambini si rifiutano di togliere i piedi dall’acqua fredda.
Il corso della malattia è variabile. E’ utile, quale
misura terapeutica, evitare esercizi impegnativi
che surriscaldino eccessivamente il paziente. La malattia nei
bambini di solito non risponde a terapie con anti infiammatori
anti-steroidei che hanno invece dimostrato la loro efficacia con
gli adulti. I vasodilatatori possono essere d’aiuto.
4)
Dolori della crescita.
Che cos’è?
I dolori della crescita sono benigni, in genere localizzati agli
arti e di solito colpiscono bambini sotto i 10 anni.
Quanto
è comune?
I dolori agli arti sono una delle cause più frequenti delle
visite specialistiche pediatriche. Tra queste i dolori della crescita
sono i più frequenti. Tra il 10 e il 20% dei bambini di
tutto il mondo accusano dolori della crescita, sopratutto tra
i 3 ed i 12 anni. Bambini e bambine vengono colpiti nella stessa
misura.
Quali
sono i sintomi principali?
Il dolore colpisce soprattutto le gambe (le caviglie, i polpacci,
le ginocchia o le cosce ) ed è solitamente bilaterale.
Il dolore appare verso sera o di notte, spesso svegliando il bambino.
I genitori riferiscono che il bambino sviluppa il dolore a seguito
dell’aumentata attività fisica. Il dolore dura tra
i 10 ed i 30 minuti, sebbene possa prolungarsi per ore. L’intensità
può andare da lieve a gravissima. I dolori della crescita
sono intermittenti con interruzioni anche di più giorni
o addirittura mesi. In alcuni casi il dolore può apparire
quotidianamente.
Come
viene diagnosticato?
Il dolore associato ad un esame clinico normale conduce alla diagnosi.
Non serve eseguire esami di laboratorio o raggi X che risultano
nella norma.
Qual
è la terapia?
Spiegare la natura benigna della malattia, riduce l’ansietà
nel bambino e nella famiglia. Durante gli episodi dolorosi, può
essere d’aiuto effettuare massaggi locali e usare analgesici
leggeri.
In bambini con frequenti episodi si può somministrare una
dose serale di ibuprofene per diminuire o prevenire il dolore.
Prognosi.
I dolori della crescita non sono associati a nessuna malattia
organica grave e normalmente si risolvono nella tarda infanzia.
Il dolore scompare crescendo nel 100% dei bambini.
5)
Sindrome benigna di ipermobilità.
Che
cos’è?
La Sindrome benigna di ipermobilità (SBI) si riferisce
a dolori alle estremità dovuti ad una eccessiva mobilità
articolare, in assenza di una malattia congenita o del tessuto
connettivo. Di conseguenza la SBI non è una malattia ma
piuttosto una caratteristica del singolo individuo.
Quanto
è diffusa?
La SBI è estremamente comune nei bambini ed è stata
riscontrata nel 25-50% dei minori di 10 anni.
La frequenza diminuisce con l’età ed è facile
riscontrarla in più generazioni di una famiglia.
Quali
sono i sintomi principali?
La ipermobilità dà origine a dolore profondo intermittente
e ricorrente, alla fine della giornata o di notte, localizzato
alle ginocchia, piedi o caviglie. Nei bambini che suonano il piano
od il violino può colpire invece le dita.
Attività fisica od esercizi scatenano od aumentano il dolore.
Raramente si riscontra una lieve tumefazione alle articolazioni.
Come
si diagnostica?
Sulla base di una serie di criteri predefiniti che quantificano
l’ipermobilità delle articolazioni.
Terapia.
La terapia è raramente necessaria. Se il bambino pratica
sport che implicano impatti ripetuti come ad esempio il calcio
o la ginnastica e subisce ricorrenti distorsioni alle articolazioni,
dovrà utilizzare protezioni articolari o tutori muscolari.
Vita
quotidiana.
L’ipermobilità è una sindrome benigna che
recede con l’età. Le famiglie devono essere consapevoli
che il rischio maggiore deriva dal fatto di non permettere ai
bambini di vivere una vita normale.
I bambini devono essere incoraggiati a mantenere un normale livello
di attività e praticare qualsiasi sport desiderino.
6) Sinovite transitoria, sinovite tossica, anca irritabile.
Che
cos’è?
E’ un versamento intra-articolare all’anca di causa
sconosciuta che si risolve da sola senza lasciare danni.
Quanto
è comune?
E’ la causa più diffusa di dolore all’anca
in pediatria. Colpisce dal 2 al 3 % dei bambini di età
compresa tra i 3 e i 10 anni. E’ più comune nei maschi
( 4 : 1).
Quali
sono i sintomi?
I sintomi più comuni sono dolore all’anca e difficoltà
nel camminare. Il dolore all’anca può presentarsi
come un dolore improvviso all’inguine, alla parte superiore
della coscia ed a volte al ginocchio. I bambini si svegliano al
mattino e rifiutano di camminare per il dolore.
Come
viene diagnosticata?
L’esame clinico è caratteristico: l’anca si
presenta limitata e dolente alla mobilizzazione. Nel 5% dei casi
sono colpite entrambe le anche. L’Rx è normale, quindi
di solito l’esame non viene eseguito.
Terapia
Il riposo è alla base della terapia e deve essere proporzionato
al grado di dolore. Farmaci antinfiammatori non steroidei aiutano
a ridurre il dolore. In casi molto gravi si può ricorrere
alla trazione dell’arto inferiore. Tale condizione solitamente
si risolve senza terapia, mediamente dopo 6-8 giorni.
Prognosi
La prognosi è eccellente con la piena guarigione in più
del 99% dei bambini. E’ abbastanza frequente che la sinovite
transitoria si ripresenti solitamente in forma più leggera
e di minore durata rispetto al primo episodio.
7)
Dolore rotulofemorale / dolore al ginocchio
Introduzione
Il dolore rotulofemorale è la più comune tra le
sindromi da overuse pediatriche. Questo gruppo di disordini ha
origine da movimenti ripetitivi o a seguito di un infortunio durante
lo svolgimento di attività fisica.
Questi disturbi sono più comuni negli adulti (gomito del
tennista o del golfista, sindrome del tunnel carpale, ecc.)
Sinonimi
Sindrome rotulofemorale, condromalacia rotulea, condromalacia,
dolere alla regione anteriore del ginocchio
Che
cos’è?
Il dolore rotulofemorale si sviluppa nella parte anteriore del
ginocchio a seguito di attività che sovraccaricano l’articolazione
rotulofemorale (articolazione formata dalla rotula e dalla parte
inferiore del femore).
Quando il dolore è associato ad alterazioni nei tessuti
profondi (cartilagini) della rotula si utilizza il termine condromalacia
rotulea.
Quanto
è comune?
E’ molto rara nei bambini al di sotto degli 8 anni di età
e diventa più frequente tra gli adolescenti.
Il dolore rotulofemorale è più comune nelle ragazze.
Risulta in genere più comune in bambini con anomalie anatomiche
evidenti (come ginocchio valgo o ginocchio varo) così come
in coloro che soffrono di una malattia alla rotula (instabilità
ricorrente e disallineamento)
Quali
sono i sintomi principali?
I sintomi caratteristici sono un dolore alla parte anteriore del
ginocchio che peggiora durante lo svolgimento di attività
fisiche come correre, salire o scendere le scale, accovacciarsi
o saltare. Il dolore può peggiorare anche stando a lungo
seduti con le ginocchia piegate.
Come
viene diagnosticata?
Nei bambini sani il dolore rotulofemorale ha una diagnosi clinica
(esami di laboratorio o immagini radiologiche non sono necessari).
Il dolore può essere indotto dalla compressione della rotula
o limitando il movimento della rotula verso l’alto quando
il muscolo del femore (quatricipite) è contratto.
Terapia
Solitamente non sono necessarie terapie. Si tratta di una condizione
benigna che nella maggior parte dei bambini senza altre malattie
associate (quali disordini dell’angolazione del ginocchio
o instabilità della rotula) si risolve da sé. Se
il dolore interferisce con la sport o altre attività quotidiane
può essere di aiuto un programma di rinforzo del quadricipite,
il ghiaccio può lenire il dolore dopo gli esercizi.
Vita
quotidiana
I bambini devono condurre una vita normale. L’attività
fisica deve essere pensata in relazione al dolore. I bambini che
svolgono un’ attività sportiva molto intensa possono
usare delle ginocchiere.
8)
Lussazione della testa del femore
Che
cos’è?
E’ la lussazione della testa del femore dovuta a cause sconosciute
attraverso la cartilagine di accrescimento. La cartilagine di
accrescimento è una parte di cartilagine inserita nel tessuto
osseo. Questa è’ la parte più debole dell’osso.
L’osso non cresce più quando la cartilagine di accrescimento
si mineralizza.
Quanto
è comune?
E’ una malattia rara che colpisce tra i 3 e i 10 bambini
su 100 000. E’ più frequente tra gli adolescenti
e tra i ragazzi specie se obesi.
Quali
sono i sintomi principali?
I sintomi principali sono dolori all’anca e claudicazione
che aumentano con l’attività fisica limitando la
mobilità dell’anca. Il dolore può essere avvertito
nella arte superiore (2/3) od inferiore (1/3) del femore ed aumenta
con l’attività fisica. Nel 15% dei bambini la malattia
colpisce entrambe le anche.
Come
viene diagnosticata?
L’esame clinico è tipico caratterizzandosi per una
ridotta mobilità dell’anca. La diagnosi è
confermata dall’esame radiologico (Rx), preferendo la visione
assiale o a rana.
Terapia
Stabilizzazione chirurgica della testa del femore tramite dei
perni che la mantengano in sede.
Prognosi
La prognosi dipende dalla tempestività della diagnosi e
dal grado di spostamento della testa del femore.
9)
Osteocondrosi (sinonimi osteonecrosi, necrosi ischemica)
Introduzione
Il termine osteocondrosi vuole dire “morte” dell’osso.
E’ un gruppo di malattie dalle cause sconosciute, caratterizzate
dall’interruzione del flusso ematico al centro di ossificazione
primario o secondario dell’osso affetto. Le ossa alla nascita
sono composte in prevalenza da tessuto cartilagineo, che con il
tempo va incontro a calcificazione divenendo osseo. Tale sostituzione
ha inizio da i centri di ossificazione, espandendosi nel tempo
al resto dell’osso.
Che
cos’è?
L’ osteocondrosi indica la perdita di apporto ematico al
centro di ossificazione, e la sua sostituzione con tessuto osseo
di riparazione. Il sintomo principale di questo disturbo è
il dolore.
La diagnosi è confermata da indagini radiologiche, l’Rx
mostra immagini caratteristiche come: frammentazioni (“isole”
all’interno dell’ osso), collasso (rottura), sclerosi
(aumento di densità, l’osso appare più bianco
sulla lastra) e spesso riossificazione, (formazione di nuovo osso)
con ricostruzione del profilo dell’osso.
Sebbene possa sembrare una malattia molto grave, è piuttosto
diffusa nei bambini, e ha una prognosi eccellente, a meno che
non intervenga un esteso coinvolgimento dell’anca.
Alcune forme di osteocondrosi sono così frequenti da essere
considerate una “normale variante” dello sviluppo
osseo (Malattia di Sever).
Altre forme possono essere incluse nelle sindromi da overuse (malattie
di: Osgood-Schlatter, Sinding-Larsen-Johansson).
9.1)
Malattia di Legg-Calvè Perthes
Che
cos’è?
E’ la necrosi ischemica della testa del femore (la parte
del femore più vicina all’anca).
Quanto
è comune?
Non è una malattia comune ed è riscontrata in 1
bambino su 10.000. E’ più frequente nei maschi che
nelle femmine (4-5:1) di età compresa tra i 3 ed i 12 anni,
particolarmente tra i 4 ed i 9.
Quali
sono i sintomi principali?
La maggior parte dei pazienti presenta dolori all’anca e
difficoltà nel camminare (claudicazione) di intensità
variabile a volte trascurabile. Solitamente coinvolge una sola
anca , entrambe solo nel 10% dei casi.
Come
viene diagnosticata?
La mobilità dell’anca è compromessa e può
essere dolorosa. I raggi X possono essere normali all’inizio
ma con il tempo evidenziano la progressione menzionata nell’introduzione.
La TC e la risonanza magnetica individuano la malattia prima delle
lastre.
Terapia
I bambini affetti da Legg-Calvè Perthes dovrebbero essere
sempre seguiti in un reparto di ortopedia pediatrica. La cura
dipende dalla gravità della malattia. Nei casi molto lievi
può essere sufficiente l’osservazione, in quelli
più gravi la terapia consiste nel mantenimento della testa
del femore affetto a livello dell’articolazione dell’anca
, di modo che quando si forma nuovo tessuto osseo, la testa del
femore possa ritrovare la sua forma sferica. Questo obbiettivo
può essere raggiunto mediante l’utilizzo di un abduction
brace (per i bambini più piccoli) o chirurgicamente rimodellando
il femore (osteotomia, taglio di parte dell’osso per mantenere
la testa in una posizione migliore, nei bambini più grandi)
Prognosi
Dipende dall’estensione del coinvolgimento della testa del
femore, così come dall’età dei bambini (migliore
nei casi sotto i 6 anni). L’intero processo (dalla frammentazione
alla rigenerazione) per completarsi impiega dai 12 ai 18 mesi.
Generalmente circa i 2/3 delle anche presentano un buon riscontro
radiologico a lungo termine.
Vita
quotidiana
La vita quotidiana dipende dalla terapia intrapresa. I bambini
sotto osservazione dovrebbero evitare forti impatti all’anca
(saltare, correre) comunque possono svolgere una vita scolastica
normale e partecipare a tutte quelle attività che non implicano
il trasporto di grossi pesi.
9.2)
Malattia di Osgood-Schlatter
Dipende da traumi ripetuti al centro di ossificazione della tuberosità
tibiale (una piccola cresta ossea presente nella parte superiore
della gamba) vicino al tendine rotuleo.
E’ presente in circa l’1% degli adolescenti specie
se praticano sport. Il dolore aumenta con attività quali
corsa, salto, scendere o salire scale, ed inginocchiarsi. La diagnosi
è stabilita tramite l’esame clinico che evidenzia
un dolore caratteristico a volte accompagnato da tumefazione all’inserzione
del tendine rotuleo sulla tibia. I raggi X possono essere normali
o evidenziare piccole frammentazioni dell’osso nella regione
della tuberosità tibiale. La cura si basa sostanzialmente
sulla riduzione dell’attività fisica, sul riposo
e sull’applicazione di ghiaccio dopo l’attività
sportiva. La malattia si risolve con il tempo.
9.3)
Malattia di Sever
Viene anche chiamata “apofisite calcaneale ”. Si tratta
di una osteocondrosi dell’apofisi calcaneale (l’osso
del tallone), probabilmente collegata alla trazione esercitata
dal tendine di achille. E’ la causa più comune in
pediatria di dolore al tallone. La malattia è strettamente
collegata all’attività fisica ed è più
frequente tra i maschi. Esordisce solitamente intorno ai 6-10
anni con dolore al tallone e tendenza a zoppicare dopo esercizi
fisici.
La diagnosi viene fatta attraverso l’esame clinico. Non
c’è bisogno di terapie è sufficiente regolare
le attività per evitare il dolore e se non dovesse funzionare
bisogna usare una talloniera. La malattia si risolve con il tempo.
9.4)
Malattia di Freiberg
E’ la osteonecrosi della testa del secondo metatarso del
piede. Le cause sono probabilmente traumatiche. E’ poco
diffusa e si riscontra maggiormente tra le ragazze adolescenti.
Il dolore aumenta con l’attività. Gli esami fisici
evidenziano una fragilità sotto la testa del secondo metatarso
e gonfiore occasionale. La diagnosi è confermata dai raggi
X sebbene possono essere necessarie due settimane dall’inizio
dei sintomi per evidenziare dei cambiamenti. La terapia include
riposo e un rialzo metatarsale (per attutire i colpi).
9.5)
Malattia di Scheuermann
La malattia di Scheuermann o cifosi giovanile (schiena curva)
è una osteonecrosi dell’apofisi vertebrale. E’
più comune tra gli adolescenti di sesso maschile. La maggior
parte dei bambini con questo problema ha una postura sbagliata
con o senza dolori alla schiena. Il dolore deriva dall’attività
e può diminuire con il riposo. La diagnosi viene confermata
dai raggi X. Per parlare di malattia di Scheuermann il bambino
deve presentare irregolarità delle plates vertebrali ed
un incurvamento di 5° in almeno 3 vertebre consecutive.
La malattia di Scheuermann solitamente non richiede nessuna terapia,
solo la limitazione dell’attività fisica, l’osservazione
ed in casi gravi l’utilizzo del busto.

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